Di modelli e approcci decisionali.

Pratichiamo e conosciamo, anche se parzialmente, due modelli e le loro regole:

  • Autocratico : una persona o un piccolissimo gruppo decide per tutti.
  • Democratico : applica il metodo della maggioranza, l’opzione che riceve più voti, si può anche dire che “vince”, viene scelta come la decisione presa.

Dico che li conosciamo parzialmente perché è raro che ci si soffermi a considerare le dinamiche che vanno creando, i comportamenti, che definisco emergenti, cioè che vanno a supportare le regole ma non sono espressamente richiesti dal metodo.

Anni fa mi sono reso conto che usavo questi metodi per abitudine, come se fossero gli unici esistenti e mi son reso conto che non mi ero mai chiesto veramente se esistesse un’alternativa.

Perché cercare un’alternativa?

Perché facilitando “gruppi di persone che si vogliono organizzare per realizzare qualcosa” insieme, una mia semplice definizione di organizzazione, ed usando approcci cooperativi e partecipati di facilitazione, mi son reso conto che questi metodi interrompevano la cooperazione e la partecipazione portando divisione.

  • Nel metodo autocratico chi decide fa sintesi e il resto, francamente, deve adeguarsi. A me manca un pezzo, il processo di sintesi è un momento di apprendimento e trasmetterlo non è come farlo in prima persona, è riservato a pochi. Inoltre è poco trasparente, la decisione può essere influenzata in vari modi o sospettare che qualcuno lo abbia fatto, la fantasia va a colmare quello che non sappiamo comincia a lavorare e non sappiamo bene dove ci porterà, quel che è certo in molte discussioni.
  • In democrazia (che ha scelto il metodo a maggioranza) sembra andare meglio ma la divisione che si viene a creare può essere profonda (un esempio referendum sulla Brexit). Non solo ma le dinamiche emergenti che sostengono una parte piuttosto che l’altra possono essere davvero molto distanti da una conversazione civile e rispettosa sui valori e i contenuti. Se si aggiungiamo al mix le regole del marketing, per aumentare i follower della nostra opzione preferita, e la semplificazione che opera… mi guardo intorno e a volte mi chiedo se ce la faremo a superare questo passaggio! (si, ce la faremo, e c’è da rimboccarsi le maniche).

Non sei incatenato a nessuna di queste cose: uno degli aspetti meravigliosi dei blog è il modo in cui si evolvono costantemente a mano a mano che impariamo, cresciamo e interagiamo con gli altri, ma è bene sapere dove e perché hai iniziato e formulare i tuoi obiettivi potrebbe ispirarti qualche altro articolo.

Alternative?

Da qualche anno faccio uso del metodo dell’assenso e trovo che i risultati sono molto più di quanto potessi immaginare quando originalmente mi son posto la domanda se esistessero delle alternative.

Non solo, da qualche tempo ho cominciato a non usare più la parola – metodo – e la sto sostituendo con – approccio – perché trovo che offra ed inviti alla possibilità di “giocarsela” in modi diversi. Perché ogni approccio ha dei lati disfunzionali e dei lati funzionali, qualche esempio?

Mi limito ai funzionali adesso:

  • un approccio autocratico è funzionale quando si vuole distribuire intenzionalmente autonomia decisionale ad una persona o ad un piccolo gruppo perché possa auto-organizzarsi, entro limiti e mandato definiti. Esempio: un professionista che, una volta concordato l’obiettivo da raggiungere e parametri in cui stare, ha autonomia operativa.
  • un approccio a maggioranza è funzionale per avere un ritorno di informazioni, di dati su un argomento che stiamo elaborando da poche o tantissime persone; pensate se il referendum sulla Brexit (dati: 49% contari e 51% a favore) fosse stato interpretato come un segnale a cui prestare attenzione perché i dati mostrava una nazione divisa su un tema di grande cruciale importanza sul futuro del paese (tenendo conto inoltre di un altri dati: l’affluenza, l’età, etc…) invece che applicare rigorosamente la regola matematica e considerarla una decisione presa… in una nazione divisa!
  • un approccio con l’assenso per potersi chiedere, invece del se sono a favore o contro o da che parto sto, se “vedo motivi importanti per NON fare in questo modo, oppure NON ne vedo” mettendo primariamente in gioco le proprie competenze personali invece delle preferenze personali. Valutare se ci sono migliorie o se vediamo pericoli, ed avere l’opportunità di esprimerlo e trovare, insieme, una soluzione. A supporto di questo c’è un’organizzazione che applica un approccio chiamato Governance Dinamica o Sociocratico.

Acquisire consapevolezza sugli approcci decisionali mi ha offerto l’opportunità di scegliere con più intenzionalità quale sarà il più efficace, di essere consapevole dei rischi che comporta e sapere come affrontarli e prevenirli o intervenire in caso di bisogno.

Aggiungo che mi ha offerto anche l’opportunità di creare spazi di collaborazione e cooperazione molto più ricchi e di valore per gli individui, dunque per i team e infine l’organizzazione. E non è poca cosa.

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